strumenti

La scienza che studia gli strumenti musicali, e tutto ciò che è inerente ad essi, si chiama organologia (dal greco antico, organon: ”strumento”,”arnese”) in base ad essa gli strumenti vengono suddivisi a seconda del mezzo con cui producono il suono.

Possiamo così individuare quattro macro categorie: cordofoni,aerofoni,elettrofoni e percussioni.

Le percussioni sono la categoria che comprende strumenti più antichi e più vari:

furono usati fin dall’età preistorica come mezzi di comunicazione, di svago,o di preghiera.

In genere questi strumenti sono distinti a seconda del modo in cui vengono messi in vibrazione, a seconda cioè che vengano percossi, strofinati, sbattuti, scossi, pizzicati ecc.

Il loro timbro  infatti dipende anche dal modo di essere suonati, e non solo dal materiale di cui sono fatti. In questo caso ci limiteremo a distinguere quegli strumenti che sono in grado di produrre suoni di altezza precisa, e che vengono per questo chiamati percussioni a suono determinato, da quegli altri che invece sono dotati di un’intonazione così incerta da produrre delle frequenze irregolari,in pratica dei rumori, e che per questo sono chiamati percussioni a suono indeterminato.

 

TAMBURO:

Tamburo è un termine generico per definire uno strumento a percussione della famiglia dei membranofoni, una classe di strumenti musicali in cui il suono è prodotto dalla vibrazione di una membrana tesa su dei risuonatori.

Molti membranofoni sono detti tamburi e classificati secondo le seguenti caratteristiche:

1) Materiale: legno, cocco, zucca, bambù, terracotta, metallo.

2) Forma: tamburi tubolari cilindrici, a barile, conici, a clessidra, con piedi, con manici.

3) Pelli: Vi sono una o due pelli. Corde tese diametralmente a una delle pelli costituiscono la cordiera o bordoniera del tamburo.

4) Fissaggio delle pelli: Le pelli sono incollate, o inchiodate, o fissate conpioli o bottoni, o fissate con un cerchio (a legatura orizzontale), o fissate con lacci.

5) Posizione del tamburo: Il tamburo, quando vien sonato, può stare: appoggiato(sul terreno, su un supporto); sospeso (al soffitto, a un telaio, al corpo del sonatore);le pelli possono essere orientate lateralmente, oppure orizzontalmente sopra e sotto.

CENNI STORICI, TECNICHE ED IMPIEGHI:

Il tamburo con tutta probabilità risale all’epoca preistorica perché nelle raffigurazioni è rappresentato durante i riti di guarigioni compiuti da sacerdoti e sacerdotesse.                       Nelle culture tradizionali il tamburo ha assunto quasi sempre un carattere ufficiale, cerimoniale, sacro o simbolico. Nei paesi africani i tamburi rappresentano e tutelano la regalità tribale e sono spesso conservati in luoghi sacri.                                                                             In Asia centrale, in Siberia e nelle tribù indigene dell’America settentrionale il tamburo è usato come oggetto rituale.
In Europa il tamburo (Al-tambor) arrivò con gli arabi che furono i  primi ad usare questi strumenti nei loro eserciti. Nel Medioevo gli annunci nelle piazze venivano fatti al suono del tamburo.
Nella musica militare i tamburi oltre che infondere coraggio alle truppe e atterrire i nemici con il loro fragore, venivano impiegati per dare segnali e impartire comandi alle truppe(levare il campo, avanzare, ritirarsi)
In Inghilterra,Francia e Germania, l’uso del tamburo rullante risale all’inizio del XVIII secolo.   Di aspetto simile ad un piccolo timpano, il tamburo militare è meglio conosciuto con il termine inglese “side drum”(tamburo laterale)perché in origine lo strumento era appeso con una cintura alla spalla e inclinato sul fianco sinistro del suonatore che lo percuoteva con delle bacchette impugnate con quella che viene chiamata “traditional grip”, come si può vedere ancora oggi nelle sfilate di bande militari.
Il tamburo rullante fu accolto in orchestra verso il XVIII sec.  tra i primi precursori ricordiamo compositori come Gluck e Berlioz.
Mentre all’inizio la stesura delle parti era vista più come un supporto metrico alle altre sezioni, con l’evolversi dei linguaggi prese una direzione tutta nuova,non solo come arricchimento timbrico nel dare colori nuovi in orchestra ma anche con linee tematiche ben precise e strutturate. Il suono del tamburo rullante è straordinariamente cupo, tetro e minaccioso ma la qualità degli strumenti fabbricati oggi, le relative tensioni di membrane e cordiere rende molto più versatile il timbro di questo strumento. Come già dice il nome, il suo effetto più concreto è il rullo.In orchestra è efficace nelle scene drammatiche, minacciose o per evocare situazioni tragiche. Si presta bene a dare risalto ai motivi ritmici degli ottoni

XILOFONO:

Lo xilofono (xylon, in greco vuol dire legno) è uno strumento a percussione, appartenente alla famiglia degli idiofoni, cioè che vibra dello stesso materiale di cui è composto, ed è costituito da lamine di legno di diversa misura.  
Le lastre sono disposte come i tasti del pianoforte e sono sostenute da supporti morbidi, nei punti nodali del tono fondamentale, in modo da oscillare sintonizzandosi su ogni suono con note specifiche.
I tasti sono intonati secondo la scala cromatica e disposti in due file in ordine decrescente, dal più grande quindi con suono più grave partendo da sinistra, verso il tasto più piccolo con suono più acuto sulla destra. Per estrarre il suono, è necessario colpire le piastre con martelletti di legno, gomma o plastica a forma sferica, che sono comunemente chiamati “battenti”. La tecnica esecutiva ricalca oggi a grandi linee quella di tutte le civiltà africane, euroasiatiche e orientali che da millenni hanno adottato questo strumento nelle loro tradizioni musicali.

CENNI STORICI, TECNICHE ED IMPIEGHI

 Lo xilofono è uno fra i primi strumenti melodici dell’uomo, non avendo oggi reperti archeologici che possano testimoniarne l’esistenza primitiva, le rappresentazioni pittoriche e le sculture ci consentono invece di dare un volto a questi strumenti delle origini; dai rilievi del tempio di Panataran a Giava possiamo apprendere dell’esistenza di questo strumento in quella civiltà mille anni prima di Cristo. La storia di questi strumenti, che usualmente si definiscono a tastiera è abbastanza curiosa: furono i primi ad aprire all’uomo la possibilità di imitare il proprio canto, di creare intervalli, di riprodurre il gorgheggio degli uccelli; sono stati gli ultimi, nell’epoca contemporanea, a conquistarsi una veste definitiva e ad accedere al sistema tonale europeo.
Per molto tempo, lo xilofono fu usato esclusivamente nella musica popolare, ma dopo le trasformazioni esterne i confini del suo uso furono notevolmente ampliati. Oggi, il suono di questo strumento musicale adorna le opere e il repertorio di orchestre sinfoniche, ottoni, di varietà e grandi gruppi.

 Lo straordinario suono indipendente ti consente di sentire la bellezza, di capire cos’è uno xilofono e di apprezzare lo strumento.

Da alcune incisioni del Trecento si suppone che lo strumento avesse una morfologia particolare, una serie di dodici tasti disposti su un telaio adagiato sul ventre e  retto da alcune cinghie imbrigliate sulle spalle.

Contrariamente all’uso abituale che conosciamo oggi, si pensa che un tempo fosse suonato con i tasti disposti verticalmente. Alle cronache musicali europee di un organista tedesco si deve una prima menzione che gli dà il nome di “percussione di legno”;

solo Intorno al Seicento ,a Bologna, risale una pubblicazione di un primo approccio metodico: “Modo facile di suonare il sistro, nominato il timpanio”,contenente disegni di xilofoni a 12 tasti e numerose tavole  dedicate ad esso che avevano tematiche di danze contadine.

Dobbiamo attendere l’Ottocento per assaporare fonti musicali concrete garantendo allo strumento una pratica comune anche nelle orchestre, tra i maggiori impieghi nell’uso orchestrale ricordiamo: Richard Strauss, Camille Saint-Saëns, Sergej Prokofiev e Igor’ Fëdorovič Stravinskij impiegarono lo xilofono in varie opere. 

 VIBRAFONO:

Il Vibrafono (ing. vibes) è uno strumento musicale  a percussione  a suono determinato della famiglia degli idiofoni. Di aspetto simile allo Xilofono e la Marimba, esso è composto da barre poggiate in maniera ordinata su una struttura portante, si differenzia da essi per il fatto che, al posto delle tavolette di legno, i tasti sono in metallo; ciascuna barra è sospesa su un telaio collegato ad un pedale (simile ad un pianoforte) che permette di prolungare e sostenere i suoni più a lungo. Ad ogni barra  è abbinata  una canna di risonanza dotata, nella sua parte superiore, di una valvola a farfalla comandata da un motore che, azionato e collegato ad una semplice asta messa in rotazione, produce un’oscillazione così da rendere un particolare effetto detto tremolo o vibrato.

 

CENNI STORICI , TECNICHE ED IMPIEGHI:

Le origini del vibrafono moderno risalgono con molta probabilità alla tipica strumentazione del folklore indonesiano, alcuni tipi di strumenti come il gendér e la gangsa   fanno parte della tradizione  giavanese e balinese a partire  dal XII sec. ; numerose orchestre formate da soli metallofoni ,tra cui anche tamburi xilofoni e gong, vengono chiamate gamelan: un’entità i cui strumenti sono costruiti e intonati per suonare insieme. La parola “gamelan” deriva probabilmente dalla parola giavanese “gamel”, che significa percuotere con un mazzuolo.

La storia del vibrafono moderno inizia con i tentativi di riprodurre i caratteristici battimenti (un fenomeno acustico di leggera dissonanza che crea la sensazione dei cosiddetti battiti) delle orchestre di giava. Per tutto l’inizio secolo del Novecento vi furono svariati prototipi di vibra-harp (così chiamato inizialmente) per approdare finalmente al modello che oggi conosciamo e possiamo ammirare sia in repertori solistici che in orchestre .

A partire dagli anni 30’ fu suonato secondo le correnti stilistiche prevalentemente jazzistiche di quel periodo musicale  e piano piano divenne sempre più diffuso il suo impiego anche in contesti orchestrali.

Tra alcuni dei maggiori vibrafonisti  del repertorio sia jazz che contemporaneo vi sono : Lionel Hamptone, Milt Jackson ,Red Norvo, Dave Samuels, Mike Manieri, Roy Ayers e molti altri ma in particolar modo bisogna citare Gary Burton, non solo come musicista pioniere ma soprattutto per una delle tecniche a quattro bacchette più utilizzate da lui inventata: la “Burton grip”.
La tecnica esecutiva del vibrafono infatti, sia come gli altri strumenti a tastiere, prevede l’utilizzo di due bacchette ma l’evoluzione stilistica dei linguaggi ha dato lo slancio per poter sviluppare una tecnica anche a quattro bacchette. Molti vibrafonisti, nel jazz, vengono considerati parte della sezione ritmica, un approccio multilineare, sostituendo tipicamente il pianoforte o la chitarra e fornendo accompagnamento per altri solisti oltre ad eseguire essi stessi degli assoli.

Molte delle tecniche fondamentali a quattro bacchette, quali i doppi verticali e le tecniche diverse ed avanzate di  smorzamento,possono essere facilmente applicate anche all’esecuzione di due sole bacchette. Tra i vari sistemi di impugnatura delle quattro mazzuole, possiamo identificarne alcuni tra i più utilizzati: Traditional, Musser, Burton, Stevens e Rosauro. Queste impostazioni vengono usate sia dai marimbisti che dai vibrafonisti e ognuna possiede delle agevolazioni diverse a seconda delle esigenze sonore (velocità, potenza, articolazioni, suono e aperture).

Per quanto riguarda le tecniche di smorzamento ,il cosiddetto dampening, è un’altra forma di articolazione tipica del solo vibrafono poiché avendo un pedale di sustain e ampliamento del suono,

vi è la  contrapposta possibilità di stoppare solo alcuni tasti nonostante il pedale abbassato permetta una sovrapposizione armonica di suoni.

Oltre queste approssimative descrizioni sull’uso delle tecniche applicabili sul vibrafono non dobbiamo escludere le più svariate e creative possibilità sonore: l’effetto glissato,il suono frusciato,il cluster,il vibrato con la bocca, il suono con l’archetto e tutte le ricerche timbriche che la fisicità dello strumento può offrire, un concetto base che potrebbe dirsi di tutta la sezione degli strumenti a percussione.

Per quanto riguarda i repertori ,oltre che nel jazz e nella musica leggera, il vibrafono ha avuto larga diffusione anche nella musica del Novecento e contemporanea.Tra i primi grandi compositori a farne uso in orchestra, Alban Berg nell’opera Lulu, il celebre musical di Leonard Bernstein, West Side Story e, in Italia, Luigi Dallapiccola nei Canti di prigionia e Alfredo Casella nella Missa solemnis pro pace.

Oggi l’utilizzo di questi strumenti e gli sviluppi integrati alle tecnologie offrono dei repertori di avanguardia relazionando la musicalità del vibrafono con svariate composizioni elettroniche e con     pre-settaggi dal sapore futuristico e “spaziale”.

 MARIMBA:

            La marimba è uno strumento musicale a percussione di tipo idiofono che ha origini africane, ma è diffuso anche in Paesi come Guatemala, Nicaragua, Costa Rica e negli Stati a Sud-Est del Messico. In quest’ultimo Paese e in Nicaragua è considerata uno degli strumenti più rappresentativi della musica folclorica.Il termine marimba deriva dal plurale di libimba che, in lingua bantù, indica uno xilofono fatto con tavolette di legno provviste di risuonatori.
     Sull’origine della marimba ci sono opinioni contrastanti. Molti studiosi danno per certa l’origine africana della marimba, mentre altri sostengono che la marimba è il risultato della involuzione di strumenti più perfezionati di origine orientale.   La marimba è stata introdotta in Europa nel XVI secolo e contemporaneamente in Ecuador e nelle Antille, da dove si è diffusa nell’America Centrale e del Sud.     Si ritiene che la marimba a tastiera orizzontale sia stata inventata dagli Indiani Tecomates dello Stato del Chiapas in Messico. Tuttavia, il nome dello strumento fu importato dai Paesi africani perché, già nei primi anni del 1500, il commercio degli schiavi negri avveniva principalmente tra il Senegal, il Camerun e l’America del Sud.
In tutti i continenti l’incontro-scontro di civiltà (nel caso specifico occidentale ed africana) ha visto il fiorire di forme di arte e di cultura incredibilmente ricche di elementi variegati ed assolutamente originali.
Così i  ritmi, i princìpi e le tradizioni fanno da sfondo alla cultura africana, che rivisita le antiche tradizioni animiste autoctone alla luce della società moderna. Nella musica inconfondibili ritmi africani si mescolano tra loro in una più moderna concezione della vita e della danza africana moderne, spesso rinvenibili nelle opere d’arte di musicisti, cantanti e danzatori che ancora sfuggono all’occhio dello studioso europeo.

Ebbene, lo sforzo dell’antropologo moderno e della etnomusicologia è pertanto oggi quello di individuare e cogliere la trasformazione e la transizione nel linguaggio musicale, nei suoi ritmi, propri della cultura africana, contrassegnata dai suoi costanti e crescenti, tamburellanti e sempre più incalzanti e coinvolgenti ritmi, e nella danza, ad esso strettamente connessa, che in questo continente assume ancora caratteri rituali ed al contempo di intrattenimento.

 Famosa è la danza rituale africana che segue i ritmi musicali, prima lenti e poi sempre più incalzanti ed incessanti, tesa al raggiungimento dello stato di incoscienza dell’individuo che cade quindi in trance ed entra in contatto, secondo la religione animista,con Dio: questo è un fenomeno ancora oggi studiato con grande interesse dagli esperti di Storia delle religioni africane. 
Lo strumento,per come nasce in forma rudimentale, è formato da una serie di piccole tavole di legno duro, sotto le quali vengono disposte, come risuonatori, zucche essiccate e svuotate o grosse canne di bambù. Oggi lo sviluppo dei materiali e delle tecnologie di lavorazione lo rendono uno degli  strumenti protagonisti del panorama percussivo, adoperando repertori su molti campi musicali.
Il legno utilizzato per la costruzione delle tavolette della marimba deve possedere una buona risonanza ed elasticità, per garantire un timbro chiaro ed avere una certa consistenza per resistere alle continue percussioni. Come già accennato all’inizio di questo studio, le tavolette delle prime marimbe vennero costruite utilizzando il palissandro del Brasile, materiale che però si rivelò poco resistente; in seguito fu impiegato l’ormigo del Centro America e il palissandro dell’Honduras, detto anche legno di rosa, più brillante nell’aspetto e più durevole. Modelli di minore qualità vengono costruiti in padouk e in vari materiali sintetici.

Le tavolette vengono unite, tramite un filo morbido, attraverso i fori orizzontali praticati nei punti nodali, e disposte in due ordini separati. Sotto la parte centrale delle tavolette vengono poste delle canne di lamina metallica, chiuse da un lato e intonate sulla loro frequenza, che fungono da risonatori.    Il suono della marimba è particolarmente caldo, morbido e assai gradevole, in special modo nei passaggi eseguiti con bacchette morbide. Negli accordi tremolati il suono risulta pieno, robusto e prolungato.
  La marimba può essere suonata utilizzando 2 bacchette, con una tecnica simile a quella dello xilofono, o utilizzando 4 bacchette. Nella tecnica a 4 bacchette la numerazione in ordine progressivo può andare da destra a sinistra (in uso in America), o da sinistra a destra (in uso in Italia).Può essere suonata con bacchette più o meno morbide ricoperte di filo o di corda, o con bacchette di gomma non troppo dura.

 Per ottenere dinamiche forti si richiede una scelta assai accurata delle bacchette: quelle con la testa morbida rivestite di filo, feltro o gomma danno un suono più solido e di maggior volume.
  La miglior zona di percussione di tutte le tavolette è verso il centro, mentre nei passaggi rapidi con alterazioni il punto che si deve colpire è il bordo, vicino all’angolo dove si ottiene una maggiore pienezza del suono.

TECNICHE, IMPIEGHI E REPERTORI

L’utilizzo della marimba  come strumento solista ha fatto sì che negli ultimi tempi la tecnica delle 4 bacchette si sia sviluppata moltissimo. Attualmente si adottano quattro sistemi di impugnatura.

         Impugnatura Tradizionale: i manici delle bacchette sono incrociate nel palmo della mano, con il manico della bacchette esterna sotto quella interna. L’impugnatura agisce in base al principio di tensione a molla, con il quarto e quinto dito che tengono le estremità dei manici e le altre tre dita controllano l’apertura tra le bacchette.

         Impugnatura Musser: la bacchetta interna è controllata da pollice, indice e medio. La bacchetta esterna, posta tra anulare e medio, è controllata da anulare e mignolo. Questa presa è definita indipendente perché i manici delle  bacchette  sono tenuti  in parti separate  della mano.

         Impugnatura Gary Burton: le bacchette sono incrociate sotto il palmo della mano con il manico di quella esterna sopra quella interna. La presa agisce in base al principio del perno assiale, in cui il medio o l’anulare sopra il manico della bacchetta esterna hanno una funzione stabilizzatrice. Le dita anulare-mignolo e pollice-indice hanno un ruolo importantissimo regolando l’apertura  e la  chiusura  dell’intervallo.  L’aspetto  ottimale  di  questa  presa  è   la maggior precisione e intensità  del  suono  dovuta  a  due diversi  movimenti  del  polso, che rendono indipendenti le bacchette.

         Impugnatura Howard Stevens: questo sistema di impugnatura è un adattamento della presa Musser e consente una grande apertura delle bacchette rispetto alle altre prese; con la mano tenuta in posizione verticale le bacchette raggiungono un’apertura orizzontale di circa110-120°. Inoltre è possibile una notevole velocità nei cambi di intervallo. Il fatto che le bacchette non siano incrociate nella mano e non si tocchino fa sì che esse svolgano un ruolo indipendente. 

A prescindere dall’impostazione utilizzata vi sono alcuni tipologie di colpi differenti per ogni esigenza sonora:

 Indipendente singolo verticale: si esegue con una bacchetta per mano, alternando i colpi in modo casuale e libero 

 Alternato singolo verticale: si esegue con una bacchetta per mano, alternando i colpi in modo preciso da avere una gittata che colpisca lo stesso punto da sollecitare

Doppio simultaneo verticale: si esegue con quattro bacchette, due per ogni mano che si alternano in modo verticale

Doppio alternato laterale indipendente: le 2 bacchette si muovono autonomamente in ogni mano. Sfruttando la rotazione del polso

 Doppio laterale alternato: le 4 bacchette non sono mai simultanee ma si alternano sempre nello stesso modo. Le possibilità possono essere diverse permutando la sequenza dei colpi.

 La marimba non venne utilizzata  nella musica orchestrale fino agli anni Trenta; in Europa venne utilizzata in sua vece la xilomarimba. Il primo impiego orchestrale della marimba  si deve a Gustav Holst con la composizione per orchestra Capriccio del 1932.

Tra le celebri e tradizionali composizioni per marimba troviamo  il Concertino per la marimba e orchestra Op. 21, di P.Creston(1940) che divenne un punto fisso del repertorio sia per tutti i concertisti di marimba, sia per l’uso orchestrale dello strumento;
il Concerto per marimba e vibrafono e orchestra Op. 278 di D.Milhaud(1952);

   Fantasy on Japanese Woodprints di A. Hovahness è del 1965, il Concerto per marimba, vibrafono, xilofono e orchestra di S. Raphling  è del 1978. Il Concerto per marimba e archi di Ney Rosauro è stato composto nel 1986 

In Europa la marimba venne accolta in orchestra dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma solo dopo il 1950 ebbe un posto stabile nell’orchestra moderna. I primi esempi di impiego si possono trovare in: W. Fortner, La Crèation (1954); P. Boulez, La marteau sans maitre (1954, xilomarimba); M. Arnold, Fourth Sympony (1960); R. Gerhard, Hymnody (1963); L. Dallapiccola, Parole di San Paolo (1964, xilomarimba); Richard R. Bennett, First Symphony (1965); B. Maderna, Concerto per vl. e orchestra (1965, 2 marimbe).

TIMPANI  : 

Il Timpano è uno strumento a percussione appartenente alla famiglia dei membranofoni:differisce dal tamburo in quanto produce suoni a frequenza determinata e per altre notevoli particolarità acustiche. 

 La conoscenza dell’origine degli strumenti a percussione e in particolare dei timpani si basa su una documentazione molto limitata e frammentaria e spesso esige un’interpretazione assai cauta, perché le fonti dirette sono pochissime (frammenti di strumenti o strumenti riportati alla luce dagli scavi). Inoltre, essendo la musica immateriale e labile ,non fu quasi mai fissata nell’antichità; i pochi scritti musicali  rimastici danno soltanto una pallida idea della vita musicale di quei tempi, e perciò ci si deve rifare a fonti indirette (testi letterari,opere figurative, sculture, vasi ecc.).

Il suo nome deriva dal greco “Tympanon” (τύπτω, typto, “battere, colpire” ) , termine con il quale si designava però una specie di tamburello. Si presume che l’origine del timpano sia dovuta ad una progressiva evoluzione del tamburo. Le testimonianze antiche concordemente affermano l’origine orientale di questo strumento,destinato a segnare il ritmo delle danze o dei canti per lo più religiosi. Esso aveva infatti una parte importante nei culti di Dioniso e Cibele, divinità queste ultime che hanno fatto pensare all’importazione del timpano dalla Frigia alla Grecia. Nel II secolo a.C. si possono rintracciare tamburi che lasciano intravedere la struttura del timpano: in Cina tamburi monopelle con membrana di maiale colorata e in India tamburi con cassa a barile e corregge di tensione  collegate direttamente alla pelle. Nel Marocco troviamo degli strumenti a membrana con bacino conoidale di bronzo chiamati tabla al-musaher, mentre in Tunisia e Algeria strumenti con la cassa a forma semisferica di bronzo si chiamano tubaile. I modelli più somiglianti nella forma a quello attuale si possono rintracciare in Persia sotto il nome di naqqara , e in India con il nome di nàgarà.

Alcune delle prime testimonianze giunte in Europa risalgono al periodo del V-VI sec. durante l’invasione di Spagna da parte dei Mori; Isidoro di Siviglia(570-636) ci parla di uno strumento chiamato tympanum formato da una pelle tesa su un telaio di legno che somigliava, per la forma , ad un setaccio ed era spesso usato dai Romani. Ci indica poi un altro strumento, “la sinfonia” ,formato da una cassa a barile alle cui estremità erano tese due pelli che percosse da bacchette da entrambe le parti producevano un suono gradevole, determinato da due note ,una acuta e l’altra grave.

 si ritiene che la diffusione dello strumento sia avvenuta tramite i Crociati che, al ritorno dall’Oriente, portarono con sé piccoli timpani detti nakers, di origine saracena,montati su cammelli e cavalli.  Con una lenta ma costante propagazione questi strumenti attraversano epoche e contesti musicali,sia dal carattere marziale prettamente cerimoniale,che ai primi trattati strumentali con delle specifiche tablature e i primi inserimenti in orchestra.

  

 All’inizio del ‘600 ,un’attendibile  attribuzione  della comparsa in orchestra la si può dare ad Orazio Benevoli che scrisse per due coppie di timpani in occasione della  consacrazione della Cattedrale di Salisburgo.  Con la nascita del melodramma, nasce l’orchestra moderna e con essa vennero fuori alcuni dei compositori più celebri e innovativi del periodo, tra questi possiamo citare Claudio Monteverdi,Matthew Locke, Giovan Battista Lulli che, sotto il dominio dei relativi mecenati, segnarono il passaggio dalla musica rinascimentale alla musica barocca.

Mentre nel primo periodo barocco le orchestre furono arricchite con sonorità più compatte e caratteristiche grazie all’aggiunta di archi,trombe,timpani e fagotti; il secondo barocco vede crescere l’espressività sonora grazie a compositori e innovatori come Marc Antoine Charpentier,Henry Purcelli e fratelli Philidor che riscontrarono effetti del tutto nuovi per quell’epoca dando un risalto maggiore a parti soliste talvolta improvvisate miste ad intonazioni “sperimentali”

Prima di iniziare ogni brano , il timpanista intonava le pelli degli strumenti e i mutamenti di tonalità venivano eseguiti con l’alternarsi dei “tempi”: per esempio tra l’Adagio e l’Allegro di una sinfonia, l’esecutore effettuava il cambio della tonalità. In questo modo tra “tempo e tempo” egli poteva manovrare (data la difficoltà di girare le varie chiavi tiranti delle caldaie in breve tempo) con comodità per ottenere l’intonazione voluta.

Dalla metà del XVIII secolo troviamo un decisivo progresso nell’uso dei timpani in orchestra.  Nonostante le tendenze neoclassiche la “forma” prevalente più adottata in molte composizioni strumentali era la cosiddetta “Forma Sonata” bitematica e tripartita costituita  da tre sezioni suddivise : esposizione ,sviluppo e ripresa; nella prima parte emergono i due temi antagonisti :uno nella tonalità di impianto e l’altro nella tonalità vicina, la parte centrale vede tutte le possibili variazioni  che concludono gli sviluppi nella ripresa dove si ripresentano i soggetti originari nella tonalità chiave. 

Tra gli autori che aiutarono a definire le regole della grammatica musicale dando dei connotati definiti  possiamo ricordare Franz J. Haydn ,egli stesso timpanista, grazie ad alcune celebri composizioni tra cui una dedicata proprio al rullo dei timpani “drumroll”, portò nelle sinfonie molti elementi di novità,offrendo un notevole contributo all’introduzione degli strumenti a percussione in orchestra dando agli strumenti un preciso significato nello sviluppo del discorso. Un’altra pietra miliare dell’evoluzione  del linguaggio compositivo la apportò il celebre Wolfgang A. Mozart grazie alle sue molteplici sinfonie ed opere tra cui spiccano i vari “assoli” nelle sinfonie N°39 K.543 in Mi bemolle maggiore e la N*41 “Jupiter” K.551 in Do maggiore, per approdare alla sua ultima matura opera, “Die Zauberflote”, dove oltre la poetica allegorica e prega di significati  intrinsechi del Singspiel , vi sono delle nuove ricerche nell’impiego della timbrica usando per la prima volta il termine “coperto” che intendeva la parziale stoppatura della membrana con una stoffa. 

Tocca a Ludwig Van Beethoven estendere a limiti inconsueti il dominio dei timpani e scoprirvi un inestinguibile miniera di effetti ora grandiosi ora misteriosi. Con lui i timpani si staccano definitivamente dal loro ruolo tradizionale di rinforzo percussivo dei bassi per assumere capacità di completa e autonoma espressività musicale come ben testimonia lo “Scherzo” della Nona Sinfonia , dove sono proprio i timpani a proporre il tema iniziale. Con il continuo progresso e sviluppo  della musica, nella quale il timpano aveva parte sempre più importante,  per soddisfare le continue esigenze di nuovi compositori, i vari costruttori portarono notevoli miglioramenti inoltre furono introdotte altre due caldaie per poter ampliare le estensioni sonore.

 

Tra l’800 e il ‘900 troviamo un altro compositore che uscì dagli schemi creando una propria dottrina di orchestrazione moderna , stiamo parlando di Hector Berlioz. Egli si riallacciò ai suoi classici predecessori ma sentì la necessità di uscire dalla tradizionale forma sinfonica creando nuovi schemi rispondenti a nuove idealità ,si pensi alla sua “Sinfonia Fantastica” che rivela stupefacenti colori orchestrali ampliando l’organico ed esplorando le gamme del suono, fino ad arrivare ad un singolare ed estremo esemplare di concertazione nella “Grande Messa des Morts” ,  commissionata per il governo francese, per un totale di 458 esecutori tra coro misto ,orchestra, quattro bande di ottoni e una batteria con sedici timpani .  

 

 Oltre la  forma sinfonica da concerto, che prevedeva un’architettura  simile alla forma sonata e si consolidò diventando il modello più adatto a partire dal XVIII sec. , l’espressione più interattiva che coinvolge  musica e azione  è il già citato dramma per musica, evoluzione di un linguaggio arcaico senza tempo che è quello dell’ Opera in musica.

L’evoluzione della musica contemporanea ha visto uno spettacolo incremento dell’impiego della percussione, motivato da una parte del bisogno di reperire mezzi nuovi di espressione  musicale, dall’altra dalla scoperta affascinante delle musiche primitive, soprattutto afro-americane. In questa prospettiva i timpani hanno ancora più accresciuta la loro importanza, e hanno assunto nuovi ruoli adeguandosi al gusto strumentale e orchestrale più moderno, rimanendo ad essi riservata in esclusiva la zona grave dei timbri a suono determinato, estendendo la tessitura nell’acuto, e prestando materiale all’invenzione di effetti speciali.  Ecco perché con l’epoca moderna l’impiego dei timpani diviene così generalizzato e intenso, da rendere di fatto impossibile una esposizione compiuta  sul loro inserimento nelle partiture moderne e contemporanee.